
Federico Garibaldi. AttraversaMenti
Stanze della Fotografia, sull’isola di San Giorgio Maggiore
Denis Curti, direttore artistico delle Stanze, "il mondo di Federico è guardato con un approccio che potrebbe essere sintetizzato come un continuo attraversamento". Federico Garibaldi si colloca in un dialogo serrato con la pittura del Novecento e con la moda, intesa come dispositivo di senso, atlante di esperienze e mappa emotiva
TECARTISTI.COM- VENEZIA. Alle Stanze della Fotografia, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, si chiude domenica 5 ottobre la mostra AttraversaMenti di Federico Garibaldi, curata da Denis Curti.
Quattro sezioni – Le spiagge degli altri, blueShores, Through, NowHere/NoWhere – hanno condotto il visitatore in un percorso che non si limita a esporre immagini, ma invita a varcare soglie, attraversare superfici, entrare in un altrove percettivo e poetico.
Le fotografie di Garibaldi, nato a Chiavari e da anni protagonista della ricerca visiva contemporanea, si distinguono per prospettive surreali e composizioni fluide, esito di una costante sperimentazione che intreccia arte e interpretazione.
Nulla è casuale: ogni scatto è il risultato di una messa in scena consapevole, dove luce e inquadratura diventano strumenti di una narrazione autobiografica e universale.
Lo sguardo del curatore

Come osserva Denis Curti, direttore artistico delle Stanze, «il mondo di Federico è guardato con un approccio che potrebbe essere sintetizzato come un continuo attraversamento. […]
Il suo è un viaggio psichedelico che raccoglie tutte le sfide collegate alla complessa condizione percettiva che da sempre accompagna il suo poter vedere.
Le immagini velate sono in realtà autoritratti.
I paesaggi collocati fuori dal tempo sono la sua memoria. Le immagini astratte sono sensazioni che si trasformano in sentimenti e desideri» (Curti, testo critico, 2025).
Questa idea di attraversamento, di soglia da varcare, lega la poetica di Garibaldi a una tradizione che risale almeno a Caspar David Friedrich, il quale nel XIX secolo sperimentava fori ottici per trasformare il paesaggio in esperienza emotiva.
Garibaldi, oggi, aggiorna quell’intuizione con gli strumenti della fotografia contemporanea, trasformando l’obiettivo in un dispositivo percettivo che non riproduce ma reinventa.
Una fotografia che interroga

Lo storico dell’arte Carlo Biasia ha osservato come la fotografia di Garibaldi non silimiti a rappresentare, ma “esprima l’urgenza della rappresentazione”: «Ogni singola composizione nasce da un’attenta ricerca sul reale, da un viaggio prima interiore e interiorizzato. […]
È proprio questa necessità di usare la camera fotografica come strumento pittorico a rendere il suo lavoro riconoscibile e necessario» (Biasia, 2025).
In questo senso, Garibaldi si colloca in un dialogo serrato con la pittura del Novecento e con la moda, intesa – secondo la lettura di Emanuele Coccia e Alessandro Michele – come dispositivo di senso, atlante di esperienze e mappa emotiva.
L’abito, come la fotografia, diventa linguaggio e racconto, corpo che si fa narrazione.
Oltre lo sguardo

Per Rodolfo Montuoro, la forza di AttraversaMenti sta nella capacità di Garibaldi di spingere la fotografia “oltre la chambre blanche” evocata da Roland Barthes: «Non c’è mai riproduzione: c’è metamorfosi.
Attraverso ingrandimenti, velature, sfocature, l’immagine si distorce fino a oltrepassare la sua realtà. Non osserviamo più l’oggetto, ma ciò che l’oggetto cela.
L’immagine non si chiude nel visibile, ma apre il varco verso l’invisibile» (Montuoro, 2025).
In questo rovesciamento percettivo, lo spettatore è sollecitato a farsi parte attiva, a esercitare uno sguardo nuovo.
Non basta osservare: occorre lasciarsi attraversare, accettare lo spaesamento, scoprire la nostalgia di ciò che non appare, di ciò che non è mai stato e tuttavia risuona.
Denis Curti con Federico Garibaldi

Quella di Garibaldi non è una fotografia documentaria, ma autobiografica, capace di trasformare paesaggi e frammenti di realtà in proiezioni intime e universali.
Come scrive lui stesso: «…mi è rimasta la sensibilità della luce nelle mani. Non sono sicuro che gli altri sapranno riconoscersi, perché dentro ci sono sempre io».
L’“io” di Garibaldi, stratificato e inquieto, diventa così materia visiva che tutti possiamo attraversare.
Le sue immagini non respingono, ma interrogano; non si impongono come enigmi irrisolvibili, ma si offrono come possibilità. In questo senso, la mostra AttraversaMenti non è stata soltanto un evento espositivo, ma un invito a riconsiderare la fotografia come varco, come metamorfosi, come atto di rivelazione.
Fonti citate:
- Comunicato stampa Le Stanze della Fotografia (27 agosto – 5 ottobre 2025).
- Denis Curti, testo critico per la mostra.
- Carlo Biasia, Dell’urgenza della rappresentazione, 2025.
- Rodolfo Montuoro, Attraversamenti e accecamenti. Oltre la chambre blanche, 2025.
- Georges Bataille, La crudele pratica dell’arte, 1949.
- Emanuele Coccia – Alessandro Michele, La vita delle forme, HarperCollins, 2024.

